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MOTO D’EPOCA: MOTO GUZZI V7 Sport

La V7 Sport è stato il modello di punta della casa di Mandello negli anni ’70.

Nata per ridare un’immagine sportiva alla produzione, fu sviluppata nel 1968 da Lino Tonti partendo dal propulsore a V creato da Giulio Cesare Carcano qualche anno prima.

Oltre allo sviluppo del propulsore, fu necessario costruire anche un nuovo telaio che permettesse di gestire al meglio le nuove prestazioni.

Dopo circa un anno fu finalmente presentata alla stampa la nuova V7 realizzando due sessioni di prove sul circuito di Monza durante i quali riuscì a battere tantissimi record mondiali di velocità e ad impressionare tutti gli spettatori.

Questo prototipo aveva una carenatura integrale e sospensioni ed erogazione del motore troppo pistaiola per poterla proporre per l’uso “civile”.

Da questo modello scaturì quindi una versione più stradale e turistica, la “V7 Sport”, la quale differiva dal prototipo nel disegno dei carter motore, del telaio e dalle nuove sospensioni e freni.

Il propulsore era il classico bicilindrico trasversale a V di 90° di 748c.c. di cilindrata con cambio a 5 marce e trasmissione cardanica.

Ciclisticamente era una spanna sopra la concorrenza, tenuta di strada invidiabile, motore molto potente e gestibile, prestazioni ottime con potenza di 72 Cv, velocità superiore ai 200Km/h e 13 secondi per raggiungere i 400 metri da ferma.

Il telaio era un doppia culla scomponibile in tubi d’acciaio con forcella teleidraulica all’anteriore e forcellone oscillante e una coppia di ammortizzatori regolabili al posteriore mentre i freni erano a tamburo (doppio da 220mm di diametro all’anteriore e singolo al posteriore).

La produzione iniziò ufficialmente nel 1971 e, in tutte le sue evoluzioni (750 S, 850 Le Mans, 850 T3, V1000 G5, V1000 SP), mantenne lo stesso telaio e lo stesso schema del motore.

Purtroppo la moto presentava delle finiture molto economiche e non paragonabili con quelle della concorrenza giapponese dell’epoca. Era scarsa la verniciatura, la qualità dei comandi al manubrio, la ricercatezza del design che da sempre contraddistingueva le moto di tutte le case italiane. Questo ne limitò di molto la diffusione, dato che (ieri come oggi, ndr) si badava più all’estetica che alla sostanza.

La produzione di questo modello nella sua ultima versione, la 750 S3, terminò nel 1976 e in tutto ne furono venduti circa 6000 esemplari.

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