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TECNICA: Il motore 2 Tempi

Il motore 2 tempi è un tipo di propulsore a combustione interna inventato e brevettato dal Dugald Clerk nel 1880.

La sua principale differenza col motore 4 tempi è data dal numero delle fasi utili in base ai giri dell’albero motore. Un motore 4 tempi, infatti, ha una fase utile (combustione/espansione) ogni 2 giri dell’albero, mentre nel motore 2 tempi si ha una fase utile ad ogni giro.

Il pregio principale di questo tipo di motore è dato dalla sua estrema semplicità di costruzione. A differenza del 4T infatti, esso non ha valvole con relativo sistema di distribuzione ma ha delle “luci”, in pratica dei fori praticati sulla parete del cilindro che, aperte o chiuse dal movimento del pistone, regolano l’immissione dei gas freschi e l’espulsione di quelli di scarico.

L’aspirazione può essere gestita in diversi modi. Prima di raggiungere i travasi, l’afflusso del miscela combustibile/comburente viene regolato principalmente da due diversi tipi di valvole d’aspirazione, quelle di tipo “lamellare” oppure dal sistema “a disco rotante”.

Nel primo caso c’è una valvola tra il carburatore e il cilindro che, tramite delle lamelle, garantiscono il passaggio dei gas in modo unidirezionale. La valvola a disco rotante invece è costituita da un disco forato montato coassialmente all’albero motore, che ruotando apre o chiude un foro sul carter, dove viene fissato il collettore del carburatore, permettendo o bloccando il passaggio della miscela.

I gas freschi vengono poi immessi in camera di combustione passando dalle luci di travaso, fori presenti sulla parete del cilindro. Il pistone, scendendo verso il punto morto inferiore, scopre questi fori permettendo il passaggio dei gas che vengono mossi dalla depressione prodotta dal pistone stesso.

Durante la discesa del pistone la miscela dei gas presenti in camera di manovella vengono “compressi” e questo ne favorisce l’immissione nel cilindro.

Il pistone poi, risalendo dal punto morto inferiore, chiude le luci di travaso e quindi quelle di scarico e comprime la carica di miscela verso la testa.

A questo punto avverrà l’accensione della carica ad opera della scintilla della candela e il pistone tornerà a scendere, aprendo nuovamente la luce di scarico permettendo l’espulsione dei gas combusti.

I pregi del motore 2T consistono nella sua leggerezza e semplicità costruttiva, nella migliore affidabilità (meno pezzi ci sono, meno pezzi si possono rompere), nelle prestazioni maggiori grazie alla fase utile per ogni giro dell’albero.

I difetti invece sono relativi al maggior inquinamento dovuto alla combustione di benzina ed olio, al minor rendimento termodinamico casuato dalla fuoriuscita di gas freschi dalla luce di scarico (in parte ridotta dalla risonanza prodotta dall’espansione di scarico), ai consumi più elevati di benzina e di olio stesso.

Rispetto al 4 tempi, questo motore adotta anche un diverso sistema di lubrificazione detto “a perdere”. In pratica il lubrificante viene miscelato (in percentuali che variano sotto al 5%), alla benzina e passa prima in camera di manovella (lubrificando quindi tutto l’imbiellaggio) e poi in camera di combustione.

Il cambio invece, è lubrificato come nei 4T, a carter umido.

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