Freno_a_tamburo

TECNICA: Il freno a tamburo

Il freno a tamburo fu una soluzione adottata sulle moto dalla metà degli anni 60.

I suoi punti di forza sono la semplicità di fabbricazione e la conseguente economicità ma mostra i suoi limiti a causa della cattiva gestione del calore sprigionato che ne riducono l’efficacia alle alte velocità e comunque in tutte le situazioni di stress.

Esso è fatto da 3 componenti principali: il tamburo, le ganasce, la piastra porta-ganasce.

Il tamburo: è un cilindro solidale alla ruota e la sua superficie interna costituisce la pista frenante.

Le ganasce sono la parte mobile, a forma di semiluna, quella che va ad agire sul tamburo e sono vincolate alla piastra che invece è fissa, montata sul fodero della forcella.

La superficie delle ganasce è ricoperta da uno strato di materiale con alto coefficiente d’attrito. Quando si aziona il freno, le ganasce si allontanano dal centro della ruota andando a sfregare sempre di più contro il tamburo e grazie all’attrito, avviene la frenata.

Il movimento delle ganasce è garantito dal loro fissaggio sulla piastra. Infatti, mentre un’estremità è fissa, l’altra invece viene spinta da una camma eccentrica che è comandata dal filo(e quindi dalla leva al manubrio).

Delle molle di richiamo poi, permettono il ritorno delle ganasce alla posizione iniziale.

Nelle moto più prestazionali venivano usati dei freni a tamburo a doppia camma, in pratica le ganasce non hanno un estremità vincolata e una sulla camma, ma ci sono 2 camme che agiscono su entrambi le estremità della camma stessa. In questo modo le mezzelune avranno una superficie maggiore di contatto sulla pista frenante del tamburo.

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