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TECNICA: La forcella

Oggi parliamo della sospensione anteriore delle nostre amate moto, la cosiddetta forcella.

Essa permette alla moto di sterzare ma soprattutto ha lo scopo di garantire l’appoggio della ruota anteriore al suolo e di copiarne le eventuali asperità.


Il suo funzionamento deve essere un compromesso tra comfort, tenuta di strada e ottima manovrabilità del mezzo.

Ovviamente le diverse tipologie delle moto adottano architetture diverse, ognuna più indicata al suo campo d’utilizzo.

Andiamo adesso ad illustrare quella che è stata l’evoluzione delle forcelle nelle moto dalla loro nascita ai giorni nostri analizzandone le diverse architetture.

Forcella a parallelogramma

E’ stato in pratica il primo tipo di sospensione visto sulle moto. Essa fu adottata in larga scala all’inizi del 1900 e, con diverse varianti, rimase in auge per circa 50 anni.

Essa è composta da due bracci paralleli (in genere scatolati oppure in traliccio di tubi saldati) fissati tramite due coppie di bracci alle piastre di sterzo.

Così vincolati, i due bracci principali si muovono parallelamente rispetto al cannotto di sterzo componendo così un parallelogramma.

La maggior parte delle sue versioni prevedeva una molla posta al centro dei due bracci più piccoli e due ammortizzatori a frizione posti ai lati dei bracci inferiori.

Forcella Classica Teleidraulica

Dalla metà del 1900 fece la sua comparsa in ambito motociclistico e in brevissimo tempo mandò in pensione la tradizionale e pesante forcella a parallelogramma.

In verità la sua prima apparizione avvenne con la BMW R 12 del 1935 ma solo successivamente equipaggiò la maggior parte delle moto nella normale produzione.

Essa è costituita da due coppie di tubi coassiali, montati in maniera telescopica (scorrono uno dentro l’altro).

Il tubo più grosso è chiamato fodero mentre quello più piccolo, stelo. Al fodero è infulcrata la ruota mentre gli steli sono infilati nelle piastre di sterzo.

All’interno di essi c’è la molla (una per coppia stelo+fodero) mentre le teleidrauliche (o telescopiche idrauliche) hanno anche un ammortizzatore che è per lo più a olio ma esistono versioni ad aria compressa oppure miste (olio + gas).

Negli ultimi anni la forcella teleidraulica ha continuato a mantenere il predominio anche se nella versione “rovesciata” (foderi su e steli vincolati alla ruota).

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